Insegnare per accompagnare verso il futuro

Francesca Gerini raccontata da suo marito, Michele Ceotto, anch’egli professore

Incontro Michele una domenica mattina, a bordo campo. È una giornata uggiosa, con una pioggerellina fine che viene e va, ma questo non trattiene i ragazzi dal giocare a calcio sul campo duro e bagnato: loro, la pioggia, neanche la sentono!

Ci salutiamo, lo sguardo che gioca a ping pong seguendo i voli del pallone.

Parlami di Francesca, la professoressa.

Francesca amava il suo lavoro. Ma, soprattutto, amava i destinatari del suo lavoro: i ragazzi! La cosa che più le piaceva fare era stimolare i ragazzi, stimolare la loro creatività:  ammirava i suoi alunni quando arrivavano alla soluzione dei problemi attraverso strade alternative, facendosi guidare dall’intuito, più che dalle nozioni. Cercava in tutti i modi di far emergere questo processo intuitivo.

Francesca aveva un concetto molto elevato dell’insegnante, aveva ben chiara la sua responsabilità: la responsabilità di plasmare, in parte, il carattere e l’educazione dei ragazzi. Era fermamente convinta di avere tra le sue proprie mani il loro futuro, di poter trasmettere loro dei valori importanti.

 In quest’ottica Francesca voleva essere un alleato dei genitori, voleva lavorare a stretto contatto con loro per far emergere da ogni suo alunno le sue potenzialità.

Come sei arrivato a definire l’idea del concorso?

In verità il processo è stato molto naturale, una naturale continuazione del suo lavoro. Negli anni, Francesca aveva ideato e raccolto numerosi test per individuare i ragazzi che hanno uno spiccato intuito logico/matematico. Sia chiaro, il test non è una verifica di matematica. È piuttosto un test di logica, una serie di quesiti che premiano l’intuito.

La borsa di studio vuole raccogliere il testimone ideale del lavoro svolto negli anni da Francesca. Ma, in fondo, ha una finalità ben più ampia: l’idea della borsa, del test, ha come fine i ragazzi stessi: vuole essere un primo momento di confronto con se stessi, un momento in cui i ragazzi possono prendere coscienza di sé e delle proprie capacità. Francesca voleva che i ragazzi fossero consapevoli delle proprie potenzialità per poterle sfruttare appieno.

La più bella soddisfazione è sapere che i ragazzi hanno acquisito consapevolezza di sé, ecco, questo è il senso della borsa di studio, per dirla in breve. Il premio, poi, è solo il segno tangibile di questa consapevolezza.

La prima edizione del concorso si è conclusa e conosciamo i vincitori. Che bilancio puoi dare?

La prima cosa da sottolineare è la partecipazione: è stata strabiliante! Quasi la metà degli alunni della scuola si sono iscritti e hanno sostenuto le prove: questa è una risposta bellissima. La cosa che mi è molto piaciuta, che mi ha commosso, è stato il sostegno della dirigente verso l’iniziativa e la grande professionalità degli insegnanti che hanno onorato la memoria di Francesca. E poi, i ragazzi: la loro grande serietà e partecipazione al test (so qualcuno ha voluto partecipare anche se malato).

Il 22 maggio prossimo ci sarà la premiazione dei vincitori, a scuola e in questa stessa occasione ci sarà la dedica dell’aula di scienze a Francesca Gerini.

Saremo tutti lì, il 22 maggio alle ore 16:45: per non dimenticare Francesca, per non dimenticare che l’insegnante è colui che sostiene i ragazzi e li accompagna nella loro crescita civile, mentale, li prepara al futuro e alla vita in società.

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